Tutti uguali, tutti diversi

20 maggio a villa Trabia – “Tutti uguali, tutti diversi”

Legambiente e Famiglie Arcobaleno, l’associazione dei genitori omosessuali, organizzano una grande festa aperta a tutte le famiglie nei parchi urbani d’Italia. Per imparare (giocando) a rispettare la natura e le differenze. Incontrarsi nel verde per divertirsi tra bambini e natura. Scoprire che non esiste solo la biodiversità, ma anche tante forme diverse di famiglia. Imparare giocando che siamo “Tutti uguali, tutti diversi”.

E’ la IV edizione della “Festa di tutte le famiglie” di Famiglie arcobaleno (l’associazione dei genitori omosessuali), organizzata quest’anno in partnership con Legambiente. Il 20 maggio i parchi di nove città italiane saranno invasi da laboratori artistici e musicali, ma anche di giardinaggio e di riciclaggio creativo. Ci saranno trampolieri, burattini, libri viventi, merende biologiche, visite guidate tra fiori e fronde, spettacoli musicali e teatrali, giochi e narrazioni animate sulla famiglia e sull’ambiente. Alla scoperta della natura in città, attraverso giochi e laboratori creativi, favole e musica, spettacoli di burattini, cacce al tesoro, merende gustose e tante attività per i bambini e le bambine ma anche per i famigliari di tutte le età.

Domenica 20 maggio nei parchi di Avellino, Ferrara, Firenze, Genova, Milano, Palermo, Roma, Torino e Venezia, si svolgerà Tutti uguali, tutti diversi, la festa di tutte le famiglie: omosessuali e eterosessuali, monoparentali, sposate e conviventi, in nome dei valori della conoscenza, pluralità, rispetto e responsabilità. Proprio il riconoscimento e il rispetto delle diversità è al centro del progetto educativo Tutti uguali, tutti diversi promosso da Legambiente e dall’Associazione Famiglie Arcobaleno, nell’ambito di un protocollo sull’educazione ambientale dei ministeri dell’Ambiente e dell’Istruzione, che si articola in percorsi di esplorazione e visita, rivolti sia ai ragazzi che agli adulti, all’interno dei parchi urbani alla scoperta della biodiversità con la quale conviviamo, spesso inconsapevolmente. L’iniziativa sarà preceduta da due giorni (18 e 19 maggio) dedicati alle attività informative e educative per le scuole di ogni ordine e grado sulla conoscenza della biodiversità e della varietà delle strutture famigliari.

A Palermo l’evento avrà luogo a villa Trabia.

Programma:

Ore 11.00 -11.30 passeggiata alla scoperta della biodiversità di Villa Trabia

Ore 11.15-12.15 Associazione Oliver Lettura da alta voce. Libri letti ai bambini ed alle bambine

Ore 11.15-13.00 Spazio brain gym Giochi attività per adult*e ragazz*

Ludo-spazio Laboratori per bambin*

ore 13.00 Picnic condiviso su coperte (invitiamo tutt* a portare le coperte che non usiamo più: andranno all’Associazione Sartoria sociale )

Ore 15.00-18.00 CEIPES, La biblioteca vivente:lasciare la parola alle “persone libro”.

Ore 16.00 Associazione Sartoria sociale Intervento: che ne sarà delle nostre coperte?

Ore 16.00 -18.00 Spazio brain gym Giochi attività per adult*e ragazz*

Ludo-spazio Laboratori per bambin*

Ore 16.00-19.00 Saletta matrimoni Proiezione video clip tematici

Ore 16.30-17.00 Passeggiata alla scoperta della biodiversità di Villa Trabia

Ore 16.30-17.30 Ass. Oliver Letture ad Alta voce. Il catalogo dei Genitori

Ore 17.00-17.30  “La Migration” – sportello lgbti migranti – Arcigay Palermo-  Gioco di ruolo aperto al pubblico: Marcia dei diritti

ASSOCIAZIONI CHE HANNO ADERITO: Legambiente, Famiglie Arcobaleno, Oliver, Arcigay,Comitato Pride Palermo,Ceipes, Arci, Nzocchè, Clac, Associazione Omosessuale Articolo Tre, Agedo, Left

Fai un passo avanti…la marcia dei diritti…

Siamo tutti uguali. Ma alcuni sono più uguali dei altri….

Temi: Diritti umani, discriminazione, povertà e esclusione sociale

Obiettivi di apprendimento:

  • Sviluppare l’empatia con persone diverse
  • Diventare consapevoli dell’ineguaglianza nelle opportunità nella società
  • Comprendere le possibili conseguenze del far parte di gruppi svantaggiati o di minoranze

Tipo di attività: gioco di ruolo, simulazione, discussione

Descrizione: Le persone immaginano di essere qualcun altro e riflettono sull’ineguaglianza come fonte di discriminazione ed esclusione

Preparazione: preparare dei bigliettini con la descrizione del personaggio e introdurli in un vaso da dove ogni partecipante può estrare uno solo

Istruzioni:

  • Introdurre l’attività ai partecipanti chiedendo di immaginare di essere qualcun altro per tutta la durata del gioco
  • Ciascuno di loro avrà un cartoncino con una nuova identità che dovrà leggere in silenzio e non fare sapere a nessuno che personaggio dovrebbe interpretare
  • Se qualcuno non capisce qualcosa deve chiedere al conduttore che andrà da lui per spiegare meglio.
  • Evitare troppe domande in questa fase; spiegare che devono usare l’immaginazione anche se non sanno molto di come possa essere la vita di queste persone
  • Si  devono allineare tutti su una linea di partenza
  • Si spiega che leggeremmo alcune situazioni che potrebbero accadere al personaggio; se l’affermazione è vera per la persona che stanno impersonando devono fare un passo avanti, altrimenti devono stare fermi
  • Si leggeranno le domande una alla volta lasciando il tempo di pensare per fare o meno un passo avanti
  • Alla fine del attività fate sedere tutti nella posizione in cui si trovano
  • Invitate le persone a osservare dove si trovano e dove si trovano i altri
  • Chiedere a ciascuno di loro di leggere il ruolo ad voce alta

 

Valutazione, discussione finale:

Discutere l’attività chiedendo:

  • Cosa è successo in questa attività?
  • E stato facile o difficile essere nel vostro ruolo?
  • Come immaginate che sia la vita di quella persona? Conoscete qualcuno come quella persona?
  • Come vi siete sentiti?

Collegate l’attività ad esempi di discriminazione e di diseguaglianza sociale ed economica chiedendo:

  • Come vi siete sentiti ad avanzare o a stare fermi?
  • Se avete fatto molto passi avanti, quando vi siete resi conto che i altri non si muovevano come voi?
  • Avete sentito, provato qualcosa di ingiusto?
  • Quello che è successo in questa attività assomiglia al mondo reale? Come?
  • Cosa permette alle persone nella nostra comunità ad avere più opportunità? E perché alcune ne hanno di meno?

Scheda ruoli

1)    Michael ha 40anni e vive con la moglie e i tre figli in una lussuosa villa di New York in un quartiere residenziale. E nato in una famiglia benestante e ha avuto un infanzia felice senza sentire la mancanza di niente. E protestante praticante ed è un brillante imprenditore nel impressa di famiglia.

2)    . Martine ha 16 anni, e vive ad Ambam, una cittadina del Cameroun. Ha dovuto lasciare la scuola a 10 anni per badare ai suoi fratelli più piccoli, ed aiuta la madre a vendere fu-fu con giama-giama (polenta con verdure) ai passanti. È innamorata della sua amica Estelle, ma sa che se mai qualcuno lo scoprisse rischierebbe di finire in carcere, così non ha mai avuto il coraggio di dirlo nemmeno a Estelle. Vorrebbe andare a vivere in una grande città come Yaoundé, anche perché sa che suo padre le sta cercando un marito, e vorrebbe scappare via….

 3)    Thomas  ha 23 anni ed è statunitense. I suoi nonni sono danesi e irlandesi, ma lui si considera uno statunitense in tutto e per tutto. È un atleta, fa degli ottimi tempi sui 400 metri piani e parteciperà alle Olimpiadi di Londra del 2012. La sua fidanzata, Krista, partirà con lui. Da qualche mese ha ottenuto un contratto pubblicitario per una famosa casa automobilistica, e ormai lo riconoscono per strada e gli chiedono autografi

 4)    Rashida ha 16 anni ed ha 2 figli. Vive a Dammam, in Arabia saudita, ed è molto innamorata di suo marito. Badare ai figli, al marito ed alla casa le occupa tutta la giornata e non saprebbe immaginare un’altra vita. Conosce poco Dammam, perché è nata a Jizan, e da quando si è sposata, 5 anni fa, non ha avuto modo di conoscerebene la città in cui abita adesso: il marito è molto occupato con il lavoro.

5)    Paolo ha 27 anni e vive a Bologna. Il giorno in cui ha detto ai suoi genitori che è gay suo padre l’ha preso a schiaffi, e sua madre ha chiamato il parroco per farlo esorcizzare. Lui a Bologna studia con una borsa di studio ed ha trovato anche un lavoro il fine settimana in un pub. Non sa quando potrà tornare a casa, me per ora non ci pensa. Al suo fianco ha Manfredi, e un giorno gli piacerebbe sposarlo, chissà…

6)    Azīz ha 25 anni, ed è in Italia da 1 anno. Conosce poco l’italiano, ed è arrivato con un barcone, dopo una traversata interminabile ed un viaggio pieno di pericoli. Non ha documenti in regola, ma ha saputo che pagando una certa persona forse potrà finalmente mettersi in regola. Lavora ai mercati generali, ed alle volte va anche a raccogliere i pomodori, ma spera di poter ricominciare a studiare, e riuscire a farsi riconoscere la sua laurea in architettura. In Marocco sua madre le sta preparando un matrimonio combinato con una sua cugina di terzo grado.

7)    Marta ha 17 anni, e quando è nata si chiamava Mario. Non ricorda di essersi mai sentita un maschietto, e da sempre ha capito di essere nata con il corpo sbagliato. Suo padre non le parla da 2 anni, mentre sua madre piange spesso, ma spera che ci sia una cura. Marta vorrebbe iniziare la cura ormonale, ma non sa come procurarsi i soldi. Vorrebbe cercare un lavoro, ma gli sguardi degli estranei la feriscono, e capisce di non avere speranza.

8)    Alina, sposata con due figli studenti ha dovuto lasciare la famiglia in  Romania per cercare lavoro al estero. Ha una laurea in psicologia ma l’unico incarico che ha trovato è quello di badante presso una ricca signora di Milano.  Vive nella casa del datore di lavoro e ha poco tempo libero per poter uscire. Tutti i soldi li manda alla famiglia e non vedo l’ora di ritornare da loro.

9)    Sofie 45 anni, vive a Rotterdam con la sua  compagna e il figlio quindicenne avuto da un matrimonio precedente. Ha un bel appartamento nel centro della città olandese  ed è molto impegnata nella sua carriera di manager in una grande impressa di profumi. Viaggia molto per lavoro.

10)  Haruky, ha 32 anni e alla nascita si chiamava  Akene.  Lui fin da piccolo si sentiva in un corpo sbagliato e con l’aiuto della sua sorella è riuscito al età di 19 anni a iniziare una cura ormonale per diventare uomo. Vive da 4 anni insieme alla compagna a Tokyo e lavora come tecnico informatico.  Al lavoro tutti lo conoscono come Haruky e non sanno del sul passato da donna. Vive con la paura di essere scoperto e licenziato.

11) Enio, ha 50 anni ed è nato e vive in una favela alle periferie di Rio de Janeiro insieme ai suoi 5 figli. La moglie è morta 5 anni fa e lui cerca di mandare avanti la famiglia cercando nella spazzatura insieme ai ragazzi i tappi di bottiglia per poi venderli.

12)  Ilona ha 28 anni ed è nata a Balakovo in Russia. Quando ha detto ai suoi genitori di sentirsi attratta dalle ragazzine loro l’hanno portata subito dal parroco del paese. E stata chiusa in casa per diversi mesi ma dopo lei è riuscita a fuggire con soltanto i vestiti che aveva a dosso. Arrivata a San Pietroburgo  e con l’aiuto di un’amica è riuscita a trovare un alloggio e un lavoro. Adesso vive con la propria compagna ed è attivista in un movimento LGBT nella città.

13) Laura ha 30 anni, e lavora in un call center tramite un’agenzia interinale. È laureata in psicologia e sposata con Luca, insegnante precario. Vive nella paura di restare incinta, e sta ben attenta a non dimenticarsi mai la pillola anticoncezionale

 Azioni:

1)        Andare in bicicletta per strada   (è proibito alle donne in    Arabia saudita)

2)        Camminare mano nella mano con il proprio partner per strada senza pericolo

3)        Sposarsi civilmente con il proprio partner

4)        Viaggiare senza dover mostrare i propri documenti alla polizia                   (quasi impossibile per un migrante)

5)        Ottenere un mutuo in banca                                                                  (impossibile per precari, immigrati irregolari, poveri come martine, etc.)

6)        Entrare in un negozio, fare shopping senza paura di essere insultata da negozianti e clienti     (difficilissimo per la trans)

7)        Passeggiare senza il marito o un parente maschio al fianco                   (difficile in Arabia saudita)

8)        Programmare un viaggio, affrontare una spesa improvvisa

9)       Poi andare dal dottore e dal dentista ogni volta che ne hai bisogno, anche quando non sei malato per un controllo

10)     Non hai paura di essere pres* in giro al lavoro, per strada o dove vivi

11)     Puoi camminare mano nella mano per strada con la/il propria/o compagn*

12)     Hai accesso al computer e puoi usare l’internet

13)     Puoi lavarti e lavare ogni giorno

 

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LA MIGRATION

Sportello Migranti Lgbt (lesbian, gay, bisex, trans)

Arcigay Palermo

Se sei perseguitat* o condannat* nel tuo Paese di origine a causa del tuo orientamento sessuale, hai il diritto di chiedere protezione internazionale.

 

If you are persecuted or sentenced in your country of origin because of your sexual orientation, you are entitled to international protection.

 

Si t’es persecute.e ou condamné.e dans ton pays d’origine à cause de ton orientation sexuelle, t’as droit à demander protection international.

 

CONTATTI:

Sede: Ospedale Civico di Palermo

Orari: domenica dalle 17.00 alle 20.00

 

Cellulare:

Ana 3203481133

Corina 3203822023

Manuela 3294668967

 

Emaillamigration@libero.it

Facebook:  La migration

Skype:  la.migration

Presentazione del documentario “Mare Chiuso” Stefano Liberti, Andrea Segre Italia 2012

Guarda il trailer:

http://www.zalab.org/newsite/chi-siamo/mare-chiuso-trailer-italiano/

dal sito di zaLab:

Tra maggio 2009 e settembre 2010 oltre duemila migranti africani vennero intercettati nelle acque del Mediterraneo e respinti in Libia dalla marina e dalla polizia italiana;  in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi, infatti, le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze.

Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni furono poi destinati alla detenzione in Libia. Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato. Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche rifugiati etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo UNHCR di Shousha in Tunisia, dove li abbiamo incontrati. Nel documentario sono loro, infatti, a raccontare in prima persona cosa vuol dire essere respinti; sono racconti di grande dolore e dignità, ricostruiti con precisione e consapevolezza. Sono quelle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le violazioni commesse dall’Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell’opinione pubblica italiana, ma per la quale l’Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani in seguito ad un processo storico il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario.

Amori stranieri, una serata di racconti e poesie da Nzocché, 7 gennaio 2011

AMORI STRANIERI

Amore straniero, strano, straniante.
E’ una relazione che ti ha portato a pensarti stranier* al mondo e al modo in
cui avevi immaginato la tua vita. E’ la storia di una differenza che ti ha
restituito la fantasia, anche se non ti riconosci più, oppure sono gli altri a
non riconoscerti. Capita e non lo sai capire, ha bisogno di una traduzione.
Viene da lontano, lancia fuori dall’orbita del familiare, toglie il terreno da
sotto i piedi. Genera esperienze, conoscenze e
aperture che non avresti riconosciuto se non avesse incrociato la tua strada.
Attraversa una e tante frontiere, vivifica il conflitto. Non è solo una
questione di nazionalità, di culture, di paesi ma di geografia. I corpi sono il
territorio di questi attraversamenti: ruoli, frontiere, desideri, lingue e
intuizioni.
Che cos’è per voi l’amore straniero? Collezioniamo e condividiamo le storie di
percorsi indimenticabili, felici o sfortunati. Non occorre essere scrittori,
basta avere voglia di leggere ad alta voce o lasciare che altri leggano un
testo che hai scelto o scritto. Poesie, prosa, appunti, ricordi, brani dei
libri che vi hanno ispirato. Non ci sono limiti né format preimpostati.
Faremo rivivere le nostre storie a Palermo e a Verona, e dovunque ci porterà
questo percorso. Le letture saranno accompagnate da immagini, fotografie, musiche che interpretano l’amore
straniero in altri linguaggi. Tutti i testi saranno proiettati perchè la lettura sia accessibile alle persone sorde.
Inviate i vostri contributi a lamigration@libero.it

Immagini di

http://ideadestroyingmuros.blogspot.com/2011/12/corpi-voci-e-sguardi-che-attraversano.html

foto di Marina Sorina

21 Marzo 2012- Giornata Mondiale contro il razzismo

Con il patrocinio del Comune di Palermo e della Provincia di Palermo,   l’UNAR (Ufficio Nazionale Anti Discriminazione Razziale) con Arcigay Palermo e con lo sportello LGBT migranti “La migration” vi invitano alla Giornata Internazionale contro la discriminazione razziale….

21 marzo 2012

Giornata Mondiale contro il Razzismo

Anche quest’anno l’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, istituito presso il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, promuove, dal 21 al 28 marzo 2012, la VIII Settimana di Azione Contro il Razzismo, con un fitto calendario di iniziative di sensibilizzazione e animazione territoriale in molte regioni d’Italia.

In particolare, per mercoledì 21 marzo, in concomitanza con la Giornata Mondiale contro il Razzismo promossa dalle Nazioni Unite, sarà organizzata una “Catena Umana” intorno ai monumenti-simbolo delle 34 città che hanno aderito all’iniziativa e nelle quali i partecipanti alle  ore  10.30  precise,  abbracceranno i  monumenti, intonando un  canto

”Contro il Razzismo” ed indossando la stessa maglia con lo slogan della manifestazione:

“NO A TUTTI I RAZZISMI”

Opera di : Giuseppe Capogrossi

Perché il 21 Marzo

Il 21 marzo 1960 gli abitanti di Sharpeville, in Sud Africa, si sollevarono in protesta contro il regime dell’apartheid, subendo la durissima repressione della polizia che uccise 69 manifestanti. In loro memoria e per condannare ogni regime razzista, le Nazioni Unite istituirono 7 anni dopo la giornata mondiale contro il razzismo. Da allora, in tutto il mondo si celebra la settimana di lotta al razzismo, al fine di sensibilizzare e informare sui temi del

razzismo e della discriminazione.

21 MARZO 2012 ore 10.30

CATENA UMANA

A piazza Verdi

Programma

Verso il 21 Marzo:

17 marzo ore 18: incontro con la compagnia Con-fusione sul tema dell’olocausto e homocaust (a ridosso della rappresentazione dello spettacolo “Le rose di Jurgen”).

Presso il Left in via degli Schioppettieri 8, Palermo.

21 Marzo:

 

1)        mattina

  • § Ore 10.30: catena umana intorno al teatro Massimo (Piazza Verdi):

Accompagnamento musicale del Gruppo “Jambo Sana” e di “White Rabbit”

  • § Ore 11.00: Saluti delle autorità/testimonial.
  • § Ore 11.00: Performance “Le Biblioteche viventi” a cura del CEIPES

2)    Pomeriggio – sera c/o Blow Up, piazza Sant’Anna 18

Mostra fotografica a cura del “Forum antirazzista di Palermo”

  • 17.00: Proiezione del video-collage “Il valore delle differenze” e successivo dibattito, a cura di “La Migration, Sportello LGBT Migranti”.
  • 17.30: Proiezione documentario sugli immigrati sbarcati a Lampedusa a cura di “Forum antirazzista di Palermo”.
  • 17.30: Performance “Le Biblioteche viventi” a cura del CEIPES
  • 18.00: “Ricordati di non dimenticare”: lettura di alcune testimonianze dei sopravvissuti dell’olocausto con canti in memoria delle vittime e accensione dei lumi in loro memoria.
  • 19.00: “La città verso il Pride*. La partecipazione cittadina come strumento di costruzione di inclusione sociale” a cura del comitato Palermo Pride*
  • 20.00: aperitivo (cucina africana)
  • 21.30 c.a Concerto dei gruppi: Orchestra di musica popolare Rosa Parks e La Famiglia del Sud.

Inaugurazione La migration!!!!!

Il 20 novembre alle 19.00 al Blow Up abbiamo inaugurato “La migration”, uno sportello e un punto di riferimento per migranti LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Trans). Lo sportello verrà gestito da Arcigay Palermo e dall’associazione DiARiA, con la collaborazione di alcune mediatrici dell’UMIP (Unione Mediatori Professionisti), e avrà sede presso il Blow Up, in piazza Sant’Anna 18, tutte le domeniche pomeriggio.
C’è stato un incontro per presentare lo sportello, a cui è seguito un aperitivo multietnico.

Interventi:

Ana Maria Vasile- mediatrice interculturale- responsabile sportello lgbtqi “La migration”
Abraha Yodit mediatrice interculturale – UMIP unione mediatori italiani professionali

Avv. Caterina Fatta-  Rappresentante legale dello sportello “La migration”

 Daniela Tomasino- presidente Arcigay Palermo
Manfredi Lombardo – Levana Blow Up

Presentazione di Ana

Salve!

Sono Ana Maria Vasile, faccio parte di Arcigay Palermo e collaboro come mediatrice interculturale con l’associazione Diaria, fatta solo di donne e che lavora a favore e con le donne immigrate e non solo.

Il mio percorso con Arcigay Palermo è iniziato più o meno due anni fa durante  l’organizzazione del Palermo Pride . Durante questo lungo percorso organizzativo e di elaborazione politica e culturale sono emerse diverse istanze tra cui quella di aprire un fronte di discussione e uno spazio di confronto a partire dai vissuti delle persone lgbt che hanno dei legami forti, anche di appartenenza, con le comunità migranti residenti a Palermo.

Avendo la possibilità di prendere la parola, a nome mio e in quanto portavoce delle amiche con cui abbiamo elaborato  La Migration, vorrei raccontarvi qualche flash del processo  non facile che abbiamo condiviso.

L’idea è stata mia ed era ancora astratta quando, a marzo del 2011, ho preparato un discorso introduttivo al film “Ai confini del paradiso”   all’interno della rassegna “Make  Revolutionary Love” , organizzata da Arcigay e Malefimmine al  Laboratorio ZETA, il centro sociale in prima linea nella lotta antirazzista a Palermo. Non so se avete visto il film, tematizza insieme il diritto alla libera circolazione e il desiderio di amare liberamente e racconta la storia di due donne, una tedesca ed una turca, il cui amore resta impigliato tra un fermo di polizia e un decreto di espulsione.

Questo è stato il momento in cui ho esplicitato con maggiore convinzione l’idea dello sportello; poi, come sapete, tra giugno e luglio abbiamo organizzato presso l’Arcigay Palermo  su iniziativa di Corina, ma con l’impegno di tutte, una serie di aperitivi multietnici per dare un segnale forte , che l’amore insomma non ha limiti di cultura. Era la prima volta, almeno che noi sappiamo, che a Palermo si richiamava contemporaneamente un pubblico legato al movimento antiomofobia e a quello antirazzista . Gli aperitivi sono stati frequentati e si sono create grazie a questi momenti di incontro, relazioni nuovi e importanti.

Il primo aperitivo è stato quello romeno e grazie a questo abbiamo conosciuto la prima mediatrice che è entrata nel gruppo, Kaouther , tunisina d’origine e che si è subito proposta per preparare pure lei qualcosa della sua cucina e fare conoscere cosi un po’ della cultura e delle tradizioni del suo paese. Siamo diventate abbastanza velocemente amiche e lei ci ha detto che la sua prima sensazione è stata quella di non sentirsi subito accolta nel gruppo di Arcigay . Da qui, abbiamo pensato che dobbiamo  fare più attenzione all’ospitalità che offriamo, ricevere in modo diverso i nuovi arrivati, trattarli come ospiti ,ben graditi, farli sentire a casa loro, in un ambiente rilassante. E questo è anche uno dei nostri obiettivi  all’ interno di questo sportello.

Per il terzo aperitivo invece ha raccolto il nostro invito Hilary stavolta con la cucina mauriziana, con l’aiuto della sorella maggiore Karen e sua madre Christiane, che cogliamo l’occasione per ringraziare ancora una volta pubblicamente. E non solo per le cose buone che ha preparato. Infatti Christiane e Hilary ci hanno regalato  durante un incontro che abbiamo avuto per la preparazione dello sportello, a luglio, una bella lezione di vita.  Lei è, si può dire?, la mamma che tutti noi vorremo avere quando decidiamo di fare il coming out in famiglia.

Gli incontri preparatori  a luglio ed agosto hanno rappresentato un passaggio importante verso l’inaugurazione di oggi. Innanzitutto, sono stati dei momenti di incontro con altre mediatrici culturali, e Yodit qui ne è portavoce, persone da molti anni impegnate nel movimento antirazzista che condividevano con noi la bellezza di rivendicare un diritto alla libertà  non solo perché può essere una componente dell’ identità del singolo, ma rivendicarlo per tutti, tutte, chiunque.

Questi incontri estivi e caldissimi sono stati importanti perché ci hanno fatto prendere consapevolezza che per capire come si vivono le sessualità in un paese  conoscerne la legislazione è importante, ma non basta. Bisogna mettersi in contatto con le persone per valorizzare le impreviste pratiche di libertà possibili che ciascuno mette in pratica.  Così abbiamo preso consapevolezza che volevano dare vita ad uno spazio che potesse offrire consulenza legale per i richiedenti asilo ma non solo.

Pensiamo all’apertura di uno spazio di parola e di incontro soprattutto,

un punto di riferimento per i migranti che cercano un’accoglienza perché esclusi o volontariamente allontanatisi dalla propria comunità di riferimento a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere;

pensiamo ad un luogo in cui  le mediatrici e i mediatori possano incontrarsi per riflettere sulle situazioni difficili che incontrano nel lavoro quotidiano,

o ancora all’organizzazione di eventi culturali,

di lavorare con la ampia rete degli sportelli per i migranti già attiva a Palermo per diventare un punto di riferimento per le problematiche relative alla migrazione e alle sessualità.

Grazie a questi contatti,  in particolare al lavoro dell’associazione DiARia, siamo state già a conoscenza di diversi casi di omofobia all’ interno di altre comunità presente su tutta l’isola, come per esempio di 4 casi di ragazze trans arrivati con i sbarchi di questa estate che sono state trasferite a Kinisa e in seguito al centro Vulpitta di Trapani e poi di un altro ragazzo minorenne che ha fatto il coming out con noi. Lui ha vissuto forti discriminazioni da parte degli amici con cui era arrivato in Italia, e che ora sta cercando di ottenere la protezione internazionale.

Nel mondo ci sono ancora molto paesi in cui l’omosessualità è considerata un reato. In circa 75 paesi vi sono leggi che puniscono gli atti sessuali con persone del proprio sesso, mentre la pena di morte per l’omosessualità è prevista in Arabia Saudita, Mauritania, Iran, Sudan, Yemen e parte della Nigeria e Somalia. Ma ancora di più sono i paesi in cui le persone omosessuali e transessuali subiscono persecuzioni, da parte delle forze di polizia quanto di cittadini “comuni” che si auto eleggono difensori della morale e che possono contare su una cultura dominante omo/trans fobica.

Per  quanto riguardo il quadro normativo in Italia

Il cittadini stranieri perseguitati nei loro paesi d’origine  a causa del proprio orientamento  sessuale possono cercare di vedersi riconoscere in Italia alcune protezioni, che _se concesse- determinano il divieto di respingimento alla frontiera e di espulsione nonché il rilascio di un permesso di soggiorno per rifugio politico, per asilo costituzionale o per motivi umanitari. Pur in assenza di una norma di legge nazionale che espressamente faccia riferimento all’orientamento sessuale tra i rischi di persecuzione che possono determinare la/lo straniero/a ad abbandonare il proprio paese per chiedere asilo in Italia una corretta interpretazione delle norme europee in vigore possono aiutare il richiedente ad ottenere il diritto d’asilo. La “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea” recita : “E vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, su sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica a sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi natura, appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

E il “Testo unico sull’immigrazione” della legge Bossi –Fini del 2002 dice”In nessun caso può disporsi l’espulsione e il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere l’oggetto per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto della persecuzioni”.

La persona straniera omosessuale per vedersi riconoscere lo status di rifugiato politico in considerazione delle persecuzioni subite ( o del fondato timore di essere perseguitato)per la sua condizione di omosessuale, deve presentare la domanda nel primo paese dell’Unione Europea che raggiunge.  La procedura prevede che lo straniero presenti la domanda presso l’Ufficio di Polizia del luogo di ingresso sul territorio nazionale o presso qualsiasi altra questura .La Questura invita il/la richiedente ad eleggere domicilio (cioè a dire in che città andrà a vivere) in modo da individuare la questura competente ad istruire la pratica e la Commissione competente ad esaminare la domanda e ad ascoltare il/la richiedente.

La prima difficoltà, che riguarda i richiedenti di asilo in generale, credo sia riuscire ad accedere alla domanda di asilo. Spesso persone che avrebbero diritto non riesco ad accedere perché respinte/espulse prima di poter presentare la domanda. Sull’argomento cè poca informazione da parte di chi si occupa di asilo, le associazioni che aiutano gli immigrati. Inoltre manca spesso la capacità di ricostruire la storia personale che dovrà poi essere valutata dalla Commissioni. Spesso manca la documentazione sui singoli paesi che renda comprensibile da cosa la persona fugga.

Le prassi europee dimostrano chiaramente che le autorità nazionali si basano, in molti casi, su stereotipi nell’esame delle richieste di asilo di persone LGBTI. Per esempio, le decisioni si fondano ancora, e spesso, sull’idea che l’orientamento sessuale della/del richiedente vada preso sul serio solo quando provi un “insopprimibile e irreversibile” desiderio di fare sesso con una persona dello stesso sesso. Questi stereotipi tendono a escludere dalla protezione internazionale le/i bisessuali perseguitati, ma anche le persone LGBTI che non si comportano secondo gli stereotipi in cui le autorità  credono. Questi stereotipi possono escludere le lesbiche che non hanno atteggiamenti maschili, i gay non efemminati e le/i richiedenti LGBTI che sono state/i sposate/i o che hanno figli.

Spesso questi stereotipi sono sbagliati, ma questo non conta nulla. Se pensiamo che tutti gli svedesi amino il gelato alla vaniglia, la possibilità che ciò sia sbagliato ci preoccuperà soltanto se abbiamo

intenzione di vendere gelati in Svezia. Tuttavia, questo diventa un problema se le autorità d’asilo sono convinte che tutti i gay iracheni siano efeminati; o che una lesbica della Sierra Leone debba sapere quali attività sessuali lesbiche siano considerate punibili in Sierra Leone; o che un uomo egiziano che non conosce il più famoso bar gay di Dublino non sia gay; o che una donna sposata con un uomo e con un figlio non possa essere lesbica o bisessuale. Anche se non esiste una “soluzione” rapida contro l’uso degli stereotipi, è estremamente importante che le autorità siano consapevoli di essere, dal punto di vista pratico, costrette a basarsi, nella pratica, su stereotipi; che sappiano di doversi informare sui particolari stereotipi riguardanti i casi in esame, e di dover essere disponibili a metterli in discussione. A questo scopo, all’inizio del periodo di formazione, chi decide sull’asilo dovrebbe seguire un percorso formativo che si occupi in particolare dei casi di persone LGBTI, e le tematiche LGBTI dovrebbero costituire parte della loro formazione permanente generale.

Una delle difficoltà maggiore che un immigrato LGBT richiedente di asilo può avere è quella di un forte isolamento da parte della comunità in cui vive, in questo caso italiana e la comunità di appartenenza.

Per un immigrato è molto importante avere un contatto con i propri connazionali perché ti fa sentire più vicino alla propria famiglia, alla propria terra, alle proprie origini ma in questo casi difficilmente si cerca un approccio per la paura di subire le stesse molestie da cui scappano spesso. E questi contatti non li trova neanche con le persone LGBT italiane. Per questo penso che un migrante LGBT ha due volte meno diritti, quello di provenienza   geografica, culturale e quella per orientamento sessuale/ identità di genere.

Parlando un pò di me del mio vissuto in quanto lesbica e immigrata penso che è sempre difficile trovarti un posto che ti appartenga. Nel senso che nella mia comunità romena ho un ruolo di mediazione, sostegno  per i miei connazionali presso la chiesa ortodossa romena. Perciò fino ad ora non mi sono dichiarata per poter fare ancora il mio lavoro al interno. Questo mi ha dato spesso un senso di rabbia  e di dispiacere perché io vivo bene la mia omosessualità  e il fatto di nascondermi, quando secondo me non ho niente da nascondere  non mi fa sicuramente piacere.  In Romania l’omosessualità, transessualità è vista dal cittadino comune ancora come una malattia. Il paese è eterosessista e                   molto maschilista perciò è molto difficile dichiararmi con i propri connazionali e avere anche la credibilità nel mio lavoro. E nella comunità LGBT italiana ho sentito spesso un muro davanti quando ho detto di essere romena. Conoscendo una ragazza, per esempio, che mi poteva piacere, nel momento in cui dicevo la mia nazionalità sentivo subito il distacco e il rifiuto di cercare di conoscermi. Perciò penso che se io ho avuto delle difficolta nel sentirmi parte integrante di un paese che è diventato anche il mio, e provengo da un posto molto simile come cultura al Italia, non uso a pensare come si potrebbe sentire uno straniero da un altro continente che non riesce ad avere un punto di appoggio ne nella sua comunità ne in quella italiana. A me mi sono voluti ben 10 anni per arrivare ad Arcigay.

Il nostro obiettivo principale è quello di sostenere l’integrazione dei migranti LGBT in quanto persone molto esposte al rischio di essere escluse dalla società in cui vive, il paese ospite, ma anche dalla propria comunità di appartenenza. Un migrante LGBT si trova ad affrontare tante problematiche e ha un forte bisogno di sostegno morale da parte dei altri. Perciò il nostro sportello lo vedo prima di tutto come un posto in cui il migrante LGBT si può sentire a casa sua, in cui qualcuno si preoccupa dei suo problemi che può rispondere alle sue domande e nel caso del bisogno può agire anche sui termini legali.

Tutto ciò pensiamo di poterlo fare soltanto insieme ai diversi mediatori interculturali di varie provenienze geografiche che riescono ad arrivare al cuore del problema conoscendo la cultura di provenienza del richiedente e anche la propria lingua di appartenenza.

In finale colgo l’occasione per ringraziare le persone con sono state con me dal inizio del progetto che sono Livia e Corina. L’idea è nata e cresciuta insieme a loro e senza di loro non saremmo mai arrivati fin qui. Mi dispiace tanto che  Livia non ci sia presente al inaugurazione. È una persona fantastica che da tutta se stessa per le cose per cui crede veramente e sono convinta quando dico che se lei non ci fosse penso che mi sarei fermata a metta strada.

E grazie speciale alla mia amica Corina che mi è sempre stata vicina da quando ci conosciamo. Mi ha sempre sopportata con tutti i miei sbalzi ormonali e ha dato un grande contributo alla realizzazione di questo “buco” come l’abbiamo chiamato noi al inizio.

Poi ringrazio all’avvocatessa Caterina Fatta che sarà la nostra carte vincente per quando riguarda il lato legale delle richieste.

Grazie a Daniela Tomasino per tutto il suo impegno nel Arcigay ed è grazie anche a lei che oggi faccio parte di questo gruppo in cui ci credo molto.

Poi grazie a tutti i volontari che si sono offerti  a darci una mano nel lavoro che ci aspetta: Yodith, Hilary, Vittoria, Cristine, Kouther, Nadesh; Lorenzo, Giulia des Spuches,…

E grazie per la pazienza di avermi ascoltata! J